Perchè Stefano Benni ha ragione, ma non del tutto

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Vorrei cominciare la mia riflessione da questo video, commissionato dal MiBAC (ministero per i Beni Artistici e Culturali), ed approdato da poco in televisione:

Un elegantissimo Giannini nei panni di un cortese maître ci illustra le portate che l’Italia offre a tutti gli affamati di cultura. Uno spot semplice ed elegante, che però soffre di un tremendo distacco dalla realtà. Realtà che vede le nostre bellezze crollare per l’incuria, dopo essere arrivate fino a noi attraverso i secoli. Realtà che vede drastiche riduzioni nel settore teatrale portando le maestranze a scioperi disperati. Realtà che vede l’incapacità di gestire ed esaltare le opere d’arte e renderle pienamente fruibili al pubblico. Realtà che insomma ogni giorno di più viene bistrattata ed ignorata, quando non mutilata, portando la seria preoccupazione che delle nostre meravigliose bellezze, del nostro immenso bagaglio storico, nulla importi più.

Preoccupazione che il recente gesto di Stefano Benni, noto scrittore italiano autore di bellissimi libri ed affascinanti saggi, ha riportato al centro dell’attenzione, dato che lo scrittore sarebbe stato invitato a partecipare al premio Vittorio De Sica, patrocinato dalla Presidenza della Repubblica, per ricevere l’omonimo premio dalle mani del ministro Dario Franceschini. Benni fa però sapere pubblicamente di rinunciare sia al premio sia a presenziare alla manifestazione, motivando la sua scelta anche sulla sua pagina ufficiale Facebook.

Lo scrittore spiega che “i premi sono uno diverso dall’altro e il vostro è contraddistinto, in modo chiaro e legittimo, dall’appoggio governativo, come dimostra il fatto che è un ministro a consegnarlo“ e che perciò il suo rifiuto deriva dal fatto che “come i governi precedenti, questo governo (con l’opposizione per una volta solidale), sembra considerare la cultura l’ultima risorsa e la meno necessaria. Non mi aspettavo questo accanimento di tagli alla musica, al teatro, ai musei, alle biblioteche, mentre la televisione di stato continua a temere i libri, e gli Istituti Italiani di Cultura all’estero vengono di fatto paralizzati. Non mi sembra ci sia molto da festeggiare.

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