Parte una nuova rubrica: le #cappellate del Cappellani.

separator

(Ovvero come incappare in quasi tutto il corredo delle fallacie logiche per darsi ragione.)

Partendo dal principio, ormai tutti, volenti o nolenti conosciamo le esternazioni di Roberto Vecchioni a riguardo della nostra isola e dei suoi abitanti. Mi ha colpito però, nell’immensa baraonda di gente che commenta a favore o contro, quella di Ottavio Cappellani. Lo scrittore catanese, pubblica per Libero questa riflessione

E la cosa che me lo ha fatto prendere in esame, è la disonestà intellettuale con cui affronta l’argomento, esponendo la sua tesi con quantità smisurata di fallacie logiche. Le fallacie logiche sono tecnicamente degli errori di pensiero, voluti o meno, che portano a vanificare qualunque dibattito poiché portano la discussione su un piano illogico. Controbattere è inutile, perché l’interlocutore vuole darsi ragione a qualunque costo. Sono 24 quelle finora teorizzate, ed ecco, di seguito tutte quelle che ho trovato nella riflessione del Cappellani, sublime monumento all’interlocutore disonesto:

 

1. L’argomento fantoccio (straw man argument)
Rappresentare scorrettamente l’argomentazione dell’avversario, esagerandola o riportandola in modo caricaturale, anche mettendogli in bocca parole che non ha detto, con lo scopo di confutare più facilmente la sua tesi.
…Perché Vecchioni c’ha ragione, non è che non ce l’ha, ma se viene qui a dirci che siamo un’isola di merda perché quelli coi motorini non mettono il casco, oppure perché se ne va a Segesta o Selinunte e trova chiuso, allora bisognerebbe anche un po’ coglionarlo e avvertirlo che lasciamo anche le luci della cucina accesa e a volte beviamo il vino rosso col pesce.
2. Cum hoc ergo propter hoc o Post hoc ergo propter hoc
Sostenere che una relazione tra due eventi – reale o percepita – sia necessariamente di tipo causale. Spesso si tende a presentare due cose accadute contemporaneamente (Cum hoc ergo propter hoc) o in sequenza (Post hoc ergo propter hoc) come l’una causa dell’altra, mentre la loro relazione potrebbe essere semplicemente una coincidenza, oppure potrebbero essere provocate dalla stessa causa.
…Secondo me è colpa della Michela Murgia, che ospite dalla Bianca Berlinguer non ha esitato ad approfittare dei morti in guerra per fare vedere quanto è sensibile. Così la professoressa Vecchioni ha voluto approfittare delle disgrazie di quest’isola disgraziata per fare vedere quant’è bello, buono, ordinato, civico e anche un po’ rompipalle lui.
4. Argomento ad hominem
Obiettare alle argomentazioni di qualcuno senza rispondergli nel merito ma attaccandolo personalmente, con lo scopo di indebolire la sua posizione.
…Solo che a noi siciliani, come tutte le minoranze etniche (lo siamo), ci sta un po’ sulle palle se uno che nella vita vuole la donna-donna con la gonna-gonna si sveglia all’improvviso e ci insulta come una professoressa isterica.
…Però era vestito malissimo, la sua messa in piega era penosa, e quando sei ospite non è carino che ti metti a sbraitare contro i padroni di casa. Se la qualità delle critiche è quella della professoressa piccolo borghese un po’ tignosa allora dobbiamo mettere i puntini sulle i: aveva delle calze bruttissime.
15. Appello emotivo
Manipolare l’interlocutore facendo leva sui sentimenti, non supportati da validi ragionamenti.
…Perché la sinistra è un po’ così, quand’è cafona non lo fa per maleducazione ma per senso civico, quando cannibalizza con la bava alla bocca l’altrui tragedia lo fa per spirito di servizio, e se ci avverte della sua “superiorità antropologica” non lo fa perché sono razzisti ma per dare il buon esempio.
22. Fallacia genetica
Far credere che l’origine di una certa argomentazione possa togliere validità alla stessa.
…Ma fessacchiotto con la donna con la gonna, se ti fossi fermato a riflettere un momento al posto di murgiare senza freni forse ti saresti accorto che è proprio la ribellione il male di quest’isola, dove ognuno si ribella a qualsiasi ordine costituito, con la scusa – facile – che di ordini costituiti ne abbiamo visti troppi per le troppe dominazioni, e si riscrive le regole come gli pare e piace (non riusciamo a varare la legge delle città metropolitane, proprio perché ci siamo ribellati scrivendola a minchia di cane). Tanto siamo ribelli che abbiamo voluto l’autonomia speciale, e tanto ribelli continuiamo ad essere che adesso ci ribelliamo ad essa, in una ribellione continua, egotica, solipsistica, che ci porta a essere teatranti di un teatro messo in scena solo per noi.
23. Il tiratore del Texas
Scegliere arbitrariamente una casuale concentrazione di un certo dato per sostenere una tesi, oppure creare un modello che avvalori una congettura. Il nome viene dalla storia del pistolero texano che sparava colpi a caso su un capanno, per poi disegnare attorno ai fori di proiettile un bersaglio.
…la Sicilia è un’isola di merda, ma non perché non si ribella, anzi, se solo conoscesse la Sicilia saprebbe che il nostro problema è proprio la ribellione. Ma testa di mandorla! Come li chiami quelli che fanno esplodere i magistrati per aria? Ma scunchiuruto com’è che li chiami quelli che spendono settanta milioni di euro europei in sagre di paese nonostante le direttive (perdendoli)? Ma fessacchiotto con la donna con la gonna, se ti fossi fermato a riflettere un momento al posto di murgiare senza freni forse ti saresti accorto che è proprio la ribellione il male di quest’isola, dove ognuno si ribella a qualsiasi ordine costituito, con la scusa – facile – che di ordini costituiti ne abbiamo visti troppi per le troppe dominazioni, e si riscrive le regole come gli pare e piace (non riusciamo a varare la legge delle città metropolitane, proprio perché ci siamo ribellati scrivendola a minchia di cane). Tanto siamo ribelli che abbiamo voluto l’autonomia speciale, e tanto ribelli continuiamo ad essere che adesso ci ribelliamo ad essa, in una ribellione continua, egotica, solipsistica, che ci porta a essere teatranti di un teatro messo in scena solo per noi. (Si, è la stessa di prima, combo per il Cappellani!)
“Questi sono discorsi che non si possono fare ai Siciliani; ed io stesso, del resto, se queste cose le avesse dette lei, me ne sarei avuto a male” : lo diceva il principe di Salina a Chevalley ne il Gattopardo (come anche una persona a me molto cara e vicina faceva notare), e Cappellani non fa che confermare ogni singola parola. Esplica, chiosa ogni momento dell’intervento di Vecchioni, nascondendolo dietro una irrealistica questione politica, dietro sfottò e pur sempre, ammettendo che si, ha ragione. Ed ogni parola non fa altro che confermare la tesi del Principe.
Inoltre da notare come uno stuolo di benpensanti a corrente alternata concordino col Cappellani, non riuscendo nemmeno loro ad accettare una critica reale (e magari anche un po’ trita) perché viene da fuori la nostra isola. Anche per loro, delegittimare, glissare, è l’unica via: ma se Vecchioni secondo gli entusiasti commentatori dell’articolo pensa da vecchio per via della questione del nomen omen, allora Cappellani per proprietà transitiva scrive… beh, avete capito.