La lezione di Ezio Bosso

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Non ho mai seguito Sanremo. Non mi è mai interessato. E badate, non si tratta di quel senso di bastiancontrarismo che permea la metà degli italiani che lo criticano aspramente (per poi, spesso, guardarlo di nascosto). Ho sempre creduto che l’approccio di questa competizione fosse rimasto fermo agli anni ’50, e che i tentativi di svecchiamento non avessero nulla di innovativo ma solo una forte determinazione a cercare di attualizzare qualcosa che non lo è più da tempo: Sanremo mi ricorda quegli anziani che credono di padroneggiare un nuovo linguaggio o un nuova tecnologia ma in realtà la utilizzano nel modo più ingenuo possibile. Come quelli che, quando cercano di imitare i rapper, agitano le corna con le mani dicendo “yo!” “yo!” ogni tre secondi.

Non critico chi lo guarda, semplicemente non condivido ma rispetto, e questo mi permette di convivere amabilmente con loro. C’è una cosa però che non mi piace, ma questo esula da Sanremo stesso ed abbraccia un invece un modus vivendi un po’ più vasto: il polemizzare a prescindere, per perbenismo. Parto da Sanremo in realtà, perché il palco dell’Ariston è stato il punto di lancio di una polemica che è indice di come il perbenismo, il politicamente corretto a tutti i costi si sia confuso col rispetto. Parlo dell’esibizione di Ezio Bosso, e di tutto ciò che ne è scaturito dopo.

Ma andiamo con ordine: durante la seconda serata della kermesse, appare sul palco dell’Ariston come ospite Ezio Bosso, per eseguire il suo brano “Following a bird”. Bosso è un artista di caratura mondiale: ha dapprima militato negli Statuto come bassista, per poi dopo pochi anni dedicarsi alla musica classica ed al pianoforte. Attraverso le sue performance ha calcato i palchi di quasi tutto il mondo, vinto premi praticamente ovunque, composto colonne sonore per Gabriele Salvatores, che gli sono valse ben due David di Donatello. Fino a quando però la sua carriera ha subito uno stop forzato dopo aver contratto la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica una forma di sclerosi multipla), che lo ha quasi costretto ad abbandonare la sua passione. Dico quasi perché, grazie alla sua forza di volontà ed al suo desiderio di fare musica, Bosso è tornato a suonare, pur con tutte le difficoltà oggettive che la malattia porta con sé. E la performance sanremese ha mostrato non solo un ottimo compositore ed esecutore ma anche un uomo che ha commosso ed ispirato i presenti ed i telespettatori. Incuriosito dal clamore pure io ho dovuto cedere, ed ammirare la performance, ma soprattutto l’altissima caratura umana.

(Per chi se lo fosse perso o volesse rivederlo, qui il link allo streaming Rai)

L’entusiasmo dell’indomani di giornali e persone che sui social elogiavano giustamente la caparbietà di Bosso, ha poi purtroppo lasciato spazio alle polemiche in seguito ad una battuta pubblicata da Spinoza.it, che lascia spazio agli utenti per commentare causticamente ed ironicamente il festival, se non altro dando un pizzico di ironia ad un evento troppo compunto: