Il referendum del 17 aprile è la fine del dibattito in Italia

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l 17 aprile è la data in cui l’Italia sarà chiamata ad esprimere il suo parere su un referendum riguardante delle concessioni per le piattaforme installate entro le 12 miglia dalla costa. E nonostante i complottismi che vogliono i “media di reGGime” o tacere o essere asserviti a questa o a quella fazione in gioco, dell’argomento si discute ampiamente ovunque: giornali, social, baretti, piazze, scuole, e chiunque si è fatto una propria opinione in merito all’argomento sente l’irrefrenabile bisogno di esternarla.

Il problema è che purtroppo di questo referendum, se ne discute male, malissimo. E non perché una fazione o l’altra sia nel giusto o meno, anzi. Per la prima volta da quando ho memoria entrambe le parti sono ugualmente ignoranti e maliziose nel cercare consensi. Perché o nessuno ha letto per davvero il quesito referendario, o tutti semplicemente stanno distorcendo la realtà a proprio uso e consumo.

Ma attenzione: pur avendo anche io una mia opinione in merito, non ho assolutamente intenzione di sponsorizzarla in questo ambito. Il mio intento è del tutto diverso, e scaturisce dalla frustrazione nel vedere svilito un quesito referendario per l’ennesima volta ad una questione di posizioni, per giunta basate su tutto ciò che di più scorretto e malevolo si possa usare per ottenere consenso. In questa sporca partita ci sono tre protagonisti: le istituzioni in causa, l’informazione e dei campioni scelti del “popolo”. Passarli in rassegna, analizzando opinioni e lacune, è forse il modo migliore per argomentare la mia tesi.

Organizzazioni ed istituzioni

Le associazioni ambientaliste

Forse le parti in causa più pericolose tra tutte. Abbiamo diversi attori sulla scena, tutti ben schierati e catalogabili. La prima fazione è sicuramente quella che ha “scatenato” il dibattito, ovvero quella delle associazioni ecologiste come Greenpeace e Legambiente. Fin dal principio lanciano una serrata campagna contro l’inquinamento causato dalle piattaforme, a favore della difesa del nostro bellissimo mare, delle nostre bellissime coste, delle nostre bellissime bellezze. E su questo, nessun italiano credo possa essere in disaccordo: chiunque osi dar contro premesse tali, risulterebbe come un mostro capace di affogare un batuffoloso coniglietto nel petrolio.

 

Il problema è che le associazioni ambientaliste, pur portando dati reali e verificati, ammessi pure dalla stessa ENI, lo fanno in maniera totalmente strumentale, omettendo un dato basilare: il referendum non è sulla possibilità di concessione di nuovi impianti, ma sulla proroga di alcuni già esistenti entro il limite delle 12 miglia dalla costa: le cose per come sono realmente non sembrano così allarmanti, e a voler essere maliziosi viene da pensare che omettere e mistificare per ottenere un impatto emotivo più deciso possa essere stato un approccio voluto dalle associazioni ambientaliste in causa. Oppure che in realtà il quesito referendario le suddette associazioni, non lo conoscano se non per sentito dire. In entrambi i casi tutto questo ha portato involontariamente acqua ai “razionalisti”, che hanno ovviamente sfruttato questa mancanza come strumento per far breccia nel dibattito.

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