Come Schettino ha affondato anche il giornalismo italiano

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Anni e mesi di prese per i fondelli, di delegittimazione, di improperi verso l’informazione, anzi verso la “disinformazione”, cioè tutti quei blogghetti e più o meno finte testatine che millantano notizie più o meno inventate, o basate su ipotesi complottiste degne del peggior Orwell. Controlli delle nascite da un lato e programmi di sovrappopolazione sfrenata da un’altro, piani satanisti-ateisti, complotti demoplutogiudaicomassonici, negazionismi e quant’altro possa andare in questo calderone di amenità senza senso e senza controllo, venivano puntualmente denigrate da chi faceva parte del mondo della stampa tradizionale, fondata sul rigore scientifico del portare la notizia attraverso i fatti, che andavano controllati, verificati, e solo dopo divulgati. Tutto questo adesso, non vale più, poiché dopo oggi, è crollato definitivamente quel sottile limite tra l’informazione canonica, documentata ed informata, basata sui fatti, e la cosiddetta controinformazione, basata su pagine wikipedia, blog di dubbia attendibilità (oltre che utilità), e video tratti da youtube, nuova detentrice del sapere scientifico. L’informazione delle testate giornalistiche ha perso in pochi anni tutta la professionalità che la contraddistingueva, nel diffondere notizie corrette e documentate.

Esiste addirittura l’ANSA, l’Agenzia Nazionale Stampa Associata che per chi non lo sapesse, è un’agenzia cooperativa libera da governo e da gruppi privati, che si occupa di raccogliere e trasmettere notizie sui principali avvenimenti italiani e mondiali, che dovrebbe essere il massimo dell’affidabilità in tal senso.

E tutto questo quantomeno, di fronte alle diverse omissioni ad hoc operate dai vari telegiornali, o dalle testate giornalistiche che seguono la voce del padrone, restava un punto fisso, la certezza di sapere che, nonostante in Italia le notizie non esistono senza commento (vergognoso vizio tutto italiano), quantomeno, si parla di fatti reali. Che necessitano la lettura di almeno tre o quattro quotidiani di diversa area per farsi più o meno un’idea di cosa sia accaduto sul serio, ma tant’è.

Ma purtroppo col tempo, questa certezza è andata crollando, a cominciare con la nascita delle colonnine di destra delle versioni online delle testate giornalistiche nostrane: capostipite 6, che in pochi anni ha saputo svendere ogni barlume di dignità e credibilità con titoloni dedicati a farfalline di beleniana memoria, e con inchiestone su argomenti caldi come i selfie aftersex, o il bikini bridge (lo sapete di che parlo, non fate gli gnorri, ci avete cliccato tutti); a ruota, ogni giornale online si è fatto la sua colonnina di destra per attirare qualche click e far lievitare gli adsense,a discapito della professionalità del giornalismo italiano, e dei tanti giovani che fanno inchieste serie che vengono puntualmente rifiutate o pubblicate a gratis.

Professionalità del giornalismo italiano, che oggi è affondata definitivamente, grazie al nome di Francesco Schettino, che evidentemente quando si tratta di affondare, ha conoscenze e capacità in materia non da poco. E’ difatti notizia di oggi, battuta dall’ANSA e ribattuta praticamente da ogni testata nazionale, che Schettino sia stato all’università la Sapienza di Roma per una lectio magistralis sulla gestione di situazioni di panico e di crisi.

 

E tutto il codazzo appresso: la Stampa, Repubblica, TGCOM, giù a pestare per terra, per sollevare il polverone, e cercare più condivisioni ed accessi possibili, attraverso l’ennesima notizia che diventerà virale attraverso l’indignazione (lecita) di chi vede un uomo che obiettivamente, al netto degli atti processuali e delle responsabilità, non brilla di certo come esempio di buona gestione di situazioni di crisi, per essere eufemistici.

Il problema sta di fatto che, i fatti non sono esattamente come raccontato dalle nostre testate giornalistiche, ed ancora più grave, che ad avere il giusto approccio verso la notizia, ed a diffondere i fatti reali siano invece testate come Wired.it, che con la cronaca, hanno poco a che fare.

 

Perché in realtà Schettino non fa nessuna lectio magistralis, non presenzia a nessuna conferenza de la Sapienza, ma invece fa un intervento brevissimo in merito ad una ricostruzione 3D dell’incidente Concordia, nell’ambito di un piccolo master intitolato Dalla scena del crimine al profiling, tenuto dal criminologo Vincenzo Mastronardi, al Circolo aeronautica Casa dell’Aviatore in viale dell’Università 20, a Roma. Quindi, non proprio all’università, né per l’università.

E’ decisamente diverso tenere una lectio magistralis all’università, da esporre la propria versione dei fatti su un accadimento ad un master sul profiling. Decisamente. Ed il problema è che purtroppo, la smentita di una notizia così virale diventa difficile, specie quando il confine tra realtà e bufala diventa così labile. Magari è anche possibile che qualcuno legga e ritenga credibile una smentita di una notizia proveniente da siti farlocchi come voxnews o tutti i crimini degli immigrati, noti per inventare e gonfiare (nel migliore dei casi) notizie al solo fine di spingere sentimenti xenofobi e di estrema destra; magari, è anche possibile credere a qualche sbufalamento di testate più prestigiose che prendono il sito Lercio.it (noto portale satirico che fa il verso a Leggo.it) come oro colato, perché vuoi la pigrizia, vuoi la fretta, a volte scappa l’errore di credere una colossale bufala, notizia vera. Ma qui è diverso: si prende una semi-bufala, e la si ingigantisce, la si gonfia, la si trasforma in qualcosa che purtroppo, sarà difficile da smentire: non perché sia vera, ma perché è plausibile, e ormai radicata nell’immaginario collettivo come ennesimo esempio di tutto il peggio che l’Italia è.

E anche se succedesse che la notizia venisse smentita e ridimensionata, potrebbe succedere solo dopo un po’, quando anche l’indignazione si sarà sgonfiata. Lasciandoci purtroppo con un nulla di fatto, mentre invece dopo un fatto del genere, che dimostra quanto sia farraginosa e mal strutturata l’informazione italiana, bisognerebbe pretendere tutti che si faccia tabula rasa per ripartire di nuovo, con quell’onestà intellettuale e quella professionalità quella attenzione al sacro valore dell’informazione che ormai latitano da anni.